L'equivoco Perfetto finisce al Teatro Prati
Venerdì 24 aprile, il Teatro Prati ha alzato il sipario sulla “prima” di un grande classico della commedia brillante italiana: Due dozzine di rose scarlatte. Scritta originariamente nel 1936 da Aldo De Benedetti, l’opera dimostra di non sentire affatto il peso degli anni, confermandosi un meccanismo ad orologeria perfetto per tempi comici e introspezione sentimentale sotto la sapiente regia di Fabio Gravina.
Il primo plauso va indubbiamente alla cura estetica della messa in scena, firmata da Francesco De Summa. La scenografia ci proietta immediatamente in un raffinato appartamento della Roma alto-borghese, ricostruito con un gusto filologico encomiabile. Ogni dettaglio dell’arredamento concorre a creare quell’atmosfera sospesa e chic, tipica dei telefoni bianchi, offrendo allo spettatore una cornice visiva di grande prestigio che nobilita l’intero impianto drammaturgico, che è proprio l’equilibrio tra il tradizionale e il moderno.
L’ambientazione che ci riporta indietro nel tempo e i dialoghi sono il vero motore pulsante dello show.
Il cast, composto da Fabio Gravina, Sara Religioso, Antonio Conte e Francesca Antonucci ha dato prova di una maestria non comune, gli scambi di battute, seppur fedeli all’eleganza formale del testo originale, sono stati resi freschi e attuali. In particolare, gli interventi del personaggio di Savelli, interpretato da Antonio Conte, si inseriscono perfettamente in questo meccanismo, arricchendo la dinamica scenica con puntualità e ironia.
il cuore della commedia sta nella narrazione che ruota attorno al gioco di specchi che l’ingegner Alberto Verani interpretato da un istrionico Fabio Gravina innesca per riconquistare l’attenzione della moglie Marina,inventato un misterioso ammiratore. Marina, interpretata dalla bravissima ed elegantissima Sara Religioso, dove la sua prova attoriale non si limita alla perfetta dizione, ma brilla per una gestualità raffinata e profonda. È proprio attraverso i suoi gesti, i piccoli sguardi e i movimenti misurati che l’attrice riesce a far entrare il pubblico nell’animo di Marina, svelandone le malinconie, le speranze e le sottili sfumature emotive con una sensibilità che incanta.
Il momento più emblematico e la vera chiave di volta per comprendere l’animo dello spettacolo, arriva quando il protagonista, quasi offeso dalla “concorrenza” del suo stesso alter ego, esclama
”Vigliacco a chi? a me o a lui” In questa frase risiede tutta l’ironia della commedia, la gelosia paradossale di un uomo verso un fantasma creato da lui stesso. È il culmine di un equivoco che mette a nudo le fragilità e le vanità umane con una leggerezza magistrale.
Una serata di ottimo teatro che riconferma la validità dei classici quando sono supportati da una regia attenta e da interpretazioni brillanti. Se volete farvi travolgere dal profumo di queste “rose scarlatte” e da una sana dose di risate intelligenti, il Teatro Prati è la vostra destinazione


